Fumo di tabacco

Il fumo come fattore di rischio per la salute dell’individuo

Dati Epidemiologici

Secondo l’American Cancer Society attualmente nel mondo ci sono circa 1.2 miliardi di fumatori, metà dei quali muoiono per patologie causate o legate al fumo di sigaretta. Ogni anno il consumo di tabacco è responsabile della morte di circa 3.5 milioni di persone nel mondo (nel 2000 sono stati circa 4.83 milioni), di cui circa la metà si sono verificati nei paesi in via di sviluppo e circa 650 mila nell’Unione Europea. Si calcola che ogni minuto circa 7 individui muoiano a causa del fumo, 1 decesso ogni 9 secondi. Seguendo tale andamento, si prospetta che nel 2025 ci saranno circa 10 milioni di morti per anno a causa del fumo di sigaretta. Sulla base dei dati ISTAT relativi al 2000, nel nostro Paese i decessi attribuibili al fumo sono 81.855, di cui 65.613 maschi e 16.242 femmine.

Tenendo presente che nei paesi in via di sviluppo, l’abitudine al fumo si sta diffondendo notevolmente ed il relativo numero di morti è destinato ad aumentare nei prossimi decenni.

Dai dati a disposizione risulta che gli uomini fumino più delle donne anche se progressivamente il divario tra i due sessi si sta progressivamente riducendo.  

Con un miliardo e 300 milioni di abitanti la Cina è il più grande Paese produttore e consumatore al mondo di tabacco e mostra la più alta percentuale di morti le cui cause sono riconducibili al fumo. Anche negli Stati Uniti, l’uso di tabacco rappresenta la prima causa di morte per più di 400.000 persone decedute per anno o, in altre parole, per 1 ogni 5 americani deceduti. Nel 2002, circa il 23.5% dei soggetti adulti americani fumava sigarette, di cui il 25.7% uomini e il 21.5% donne.

In Italia, secondo recenti stime della Fondazione Umberto Veronesi (2007), fumano più di 14 milioni di persone, di cui almeno 5 milioni sono donne. Si stima che i morti attribuibili al fumo di tabacco siano circa 90.000 all’anno, di cui oltre il 25% di età compresa tra i 35 ed i 65 anni. In particolare, è da notare come l’Italia sia uno dei Paesi europei in cui l’abitudine al fumo nella popolazione femminile risulta in costante crescita.

Al contrario, i fumatori sono diminuiti di circa il 20% nel corso di questi ultimi decenni (nel 1980 fumava il 54% degli uomini, nel 1995 il 34%) per stabilizzarsi oggi intorno al 33%. Con l’aumentare del numero di donne fumatrici sono aumentate, di conseguenza, anche le patologie legate al fumo: in Italia, nel 1970 morivano 2.300 donne per tumore al polmone, oggi questo numero è salito superando i 6.100 casi all’anno.

Purtroppo è in aumento anche il numero di coloro che iniziano precocemente a fumare: fra i 15 e i 17 anni fuma quasi il 7% delle ragazze (nel ’90 fumava il 4,5%) tra i 18 e 19 anni il 15%, rispetto al 12,7% del ’90 e fra i 20 e 24 anni la percentuale cresce ancora, raggiungendo quasi il 20%. Secondo la Fondazione Umberto Veronesi la prima sigaretta è accesa a soli 11 anni: questo significa che si abbassa notevolmente l’età dei fumatori più a rischio, cioè coloro che fumano da almeno 20 anni, ai quali sono destinate solitamente le raccomandazioni di controllo medico annuali per verificare lo stato di salute e prevenire il più possibile l’insorgere di malattie connesse al fumo, che oggi è indicato ai 35enni e non più ai 50enni.

 

Fisiopatologia

Sono oltre 4.000 le sostanze presenti nel fumo di una sigaretta accesa, di cui 40 sono considerate cancerogene. Si tratta di sostanze irritanti e fortemente dannose per l’apparato respiratorio come l’acido cianidrico, l’acroleina, la formaldeide, l’ammoniaca, il monossido di carbonio e l’acido prussico. Il fumo delle sigarette contiene anche 24 metalli tra i quali il cadmio che nel sangue del fumatore è da 3 a 4 volte superiore rispetto ai non fumatori. Un’altra sostanza molto pericolosa è il benzolo, che può essere causa di leucemie e il catrame, che a sua volta è composto da centinaia di sostanze con effetti cancerogeni per l’apparato respiratorio, il cavo orale, la gola e le corde vocali.

Tra tutte certamente la nicotina rappresenta la sostanza più nota in quanto molecola che maggiormente determina assuefazione e che fa del fumo una delle tossicodipendenze più pericolose. Questo alcaloide è presente nella sigaretta in concentrazione variabile e produce due tipologie di effetto: il primo attivante e quindi eccitante, il secondo sedativo e rilassante. Oltre all’aumento dei battiti cardiaci che sottopongono il cuore a un lavoro maggiore, gli effetti preponderanti (e anche quelli più duraturi) si verificano sul sistema nervoso: in seguito alle alterazioni a livello psichico causate dalla nicotina, si verifica la dipendenza. La nicotina viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi stimolando la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modificando la trasmissione degli impulsi nervosi. Le conseguenze di questo processo sono l’eccitazione, l’attivazione delle funzioni cerebrali legate all’attenzione, alla concentrazione, all’umore, favorendo anche il rilassamento e la riduzione dello stress. Una sensazione complessiva di benessere generale che, una volta svanita, è sostituita da una sensazione di depressione che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta e ad aumentare la dose di fumo per mantenere costante il livello di nicotina nel sangue.

Più di un quarto di tutte le forme di cancro sono causate dal fumo: non solo i tumori polmonari, la cui insorgenza è connessa per il 90% a questa abitudine, ma anche i tumori dell’esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco, sangue (leucemia mieloide). Per quanto riguarda il tumore polmonare, il fumo di sigaretta è associato a tutti i tipi di cancro al polmone sebbene risulta maggiormente correlato al cancro polmonare a piccole cellule e al carcinoma squamo-cellulare.

Al fumo sono inoltre connesse alcune gravi patologie cardio-cerebro-vascolari, quali l’infarto miocardico e gli ictus trombo-embolici, oltre naturalmente le malattie croniche dell’apparato respiratorio, come le bronco-pneumopatie croniche ostruttive di tipo asmatico ed enfisematoso. I danni vascolari e respiratori hanno conseguenze che possono influire molto negativamente sulla vita quotidiana e di relazione: basti pensare al calo della potenza sessuale dimostrato con evidenza nei forti fumatori.

A questi si sommano altri danni a livello di estetica personale, quali l’ingiallimento dentale, l’invecchiamento precoce della pelle e una serie di disturbi femminili. Tra questi l’inibizione dell’ovulazione, la riduzione del 40% della possibilità di concepimento, l’aumento delle possibilità di aborto spontaneo e di malformazione del feto in caso di gravidanza, l’anticipo della menopausa, l’aumento delle possibilità di sviluppo di tumori al seno e tumori maligni del collo dell’utero. Anche il fumo da sigaro rappresenta un fattore fortemente associato a patologie oncologiche (tumori del tratto aero-digestivo superiore e polmonari), respiratorie di tipo cronico ostruttivo, nonché a patologie cardiovascolari. Tale abitudine risulta attualmente in costante aumento, in particolare tra i giovani e le donne, a seguito di una forte campagna pubblicitaria sviluppata dalle industrie del settore.

Da non sottovalutare inoltre i danni causati dal fumo passivo e che consiste nella esposizione ad agenti tossici generati dalla combustione del tabacco. L’esposizione a fumo passivo è responsabile di una quota considerevole della patologia respiratoria dell’infanzia, compresa l’asma bronchiale e le infezioni respiratorie acute ed è causa di un aumento del rischio di tumore polmonare e di malattie ischemiche tra gli adulti. Il fumo delle madri durante la gravidanza, come l’esposizione della madre non fumatrice a fumo passivo, causa una significativa riduzione del peso del bambino alla nascita ed è associato alle morti improvvise del lattante, con gravi conseguenze per lo sviluppo della funzione respiratoria dei bambini.



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