Le malattie cardiovascolari sono la più importante causa di morte nei paesi industrializzati e sono una importante causa di inabilità. La loro incidenza è fortemente associata con l’aumento dei costi per la sanità pubblica. Aumentati livelli lipidici, fumo, ipertensione, diabete, uso di alcool, scarsa attività fisica e aumento del BMI sono universalmente considerati fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Negli ultimi anni diversi studi hanno riportato un’associazione fra la parodontite e le malattie cardiovascolari. Le malattie cardiovascolari e gli eventi acuti ad essi correlati (ictus, infarto, ecc.) in genere occorrono dopo anni di alterazione silente delle pareti vascolari. L’ecografia carotidea permette di monitorare l’aterosclerosi sistemica che ancora non ha determinato sintomi clinici (aterosclerosi sub-clinica). I risultati ecografici sono influenzati dall’aumento di peso, dall’età e da fattori razziali che se aumentati, rispetto al normale, sono fortemente associati ad un aumentato rischio cardiovascolare.
Anche questo parametro è stato correlato con la parodontite nella popolazione superiore ai 50 anni e alcuni studi recenti hanno dimostrato che la grave parodontite è associata ad aterosclerosi sub-clinica in giovani adulti e che essa potrebbe predire un aumento di rischio cardiovascolare in individui altresì sani.
Un fattore di rischio in grado di influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari è rappresentato da un’alimentazione ricca di grassi e povera di verdure/frutta. Gli acidi grassi regolano l’equilibrio del colesterolo e la concentrazione/precipitazione delle lipoproteine plasmatiche sulla superficie vascolare. Una dieta ricca di grassi costituisce un fattore causale nella patogenesi delle malattie cardiovascolari mentre una dieta ricca di frutta/verdura è associata ad una ridotta incidenza degli eventi cardiovascolari.
Da un punto di vista delle abitudini alimentari in relazione alle malattie cardivoscolari, è interessante notare che la dieta mediterranea insieme con il moderato uso di alcool, l’attività fisica ed il non fumare erano associati ad una ridotta mortalità.
Al contrario l’uso di bevande ricche di zuccheri (soft drinks) è associata ad un aumento di incidenza di sindrome metabolica ed aumentato rischio cardiovascolare. In particolare il consumo di almeno una bevanda al giorno si associa ad aumento di obesità, aumento della circonferenza-vita, ipertensione ad alterato metabolismo del glucosio.
Similmente ad una dieta ricca di grassi e povera di frutta/verdura, una vita sedentaria favorisce l’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Infatti, l’attività fisica praticata in modo regolare e costante è in grado di influenzare significativamente il profilo di rischio cardiovascolare di ciascun individuo, senza differenze per età, sesso, razza e indipendentemente dal livello di rischio cardiovascolare globale preesistente. Questo effetto è dovuto ad una migliore performance generale del sistema cardiocircolatorio, ma anche ad uno stimolo indiretto che modifica altri fattori di rischio quali peso corporeo, profilo metabolico (riduzione dei livelli di lipidemia totali e specifici, miglioramento del compenso glicemico), valori di pressione arteriosa.
Numerosi studi supportano il concetto che l’attività fisica sia in grado di favorire la riduzione del rischio cardiovascolare tanto che oggi si ritiene che la raccomandazione di praticare un regolare e costante esercizio rappresenti una delle regole principali di miglioramento dello stile vita nella prevenzione sia primaria che secondaria delle malattie cardiovascolari.