L’esempio più tipico dell’attività del sistema allostatico e dei potenziali affetti del carico allostatico, è riscontrabile nell’attività del sistema cardio circolatorio, e nei suoi rapporti con obesità e ipertensione.
Concettualmente, le varie circostanze di vita possono assumere la qualifica di stressori psicologici, se vengono percepite dalla persona, come un insieme di minacce e di sfide soverchianti rispetto alle capacità di adattamento e di reazione da parte dell’individuo stesso.
In base alla valutazione quantitativa e qualitativa degli elementi stressori, viene attivata una serie di reazioni neurobiologiche e neuroendocrine, a loro volta confluenti in un ampio spettro di cambiamenti adattativi di ordine psicologico, comportamentale ed emozionale.
Qualora la capacità di adattamento fornita dai sistemi allostatici divenga insufficiente, come nel caso di soggetti esposti a stress cronico, il carico allostatico, che ne deriva, favorisce l’indebolimento della risposta immunitaria, l’alterazione dell’attività coagulante e l’assunzione di attività comportamentali dagli effetti negativi sulla la qualità di vita dell’individuo.
Di conseguenza la cardiologia comportamentale, ed il mondo medico in generale, considerano oggi con sempre maggiore attenzione, i fattori psicosociali e lo stress, come fattori di rischio emergenti per la comparsa e l’aggravamento delle patologie cardiovascolari.
Tuttavia i processi che fungono da intermediari fra l’incapacità di reazione ai fattori psicosociali (distress psicologico) e l’aumento della probabilità di insorgenza di patologie cardiovascolari, non appaiono del tutto definiti.
Un soggetto fortemente stressato sarà indotto a fumare maggiormente rispetto ad un individuo in grado di confrontarsi in maniera più efficace con lo stress. La maggiore esposizione al fumo comporterà un’accelerazione dei processi aterosclerotci, con conseguente innalzamento del rischio di comparsa o aggravamento delle patologie cardiovascolari.
Si prevede che le malattie cardiovascolari possano diventare la causa di morte principale su scala mondiale entro il 2020, attribuendo il ruolo di principale fattore di rischio allo stress psicologico.
Tuttavia, l’evidenza della riduzione della mortalità legata alla malattia cardiovascolare, ottenuta mediante il preventivo trattamento dello stress, rimane a tutt’oggi limitata.